Foggia, così è (se vi pare)

Martedì 12 Ottobre 2021
L' insostenibile leggerezza dell'essere. Che ha pervaso Sciacca prima. E Rocca poi. E che in soli 20' ha spazzato via le certezze del Foggia, così faticosamente costruite nei due ultimi turni di campionato.
Facendo ripiombare i rossoneri in uno stato di preoccupante abulia.

Due colossali sviste hanno messo in discesa il match per il Palermo, e servito su un piatto d'argento ai rosanero una vittoria che poi non è mai stata in discussione. Ma il Foggia ha fatto davvero di tutto e di più per incartare la seconda sconfitta stagionale, che è figlia degli errori in serie andati in onda al Renzo Barbera.

Una figuraccia. Per Zdenek Zeman, che vede allungare la sua striscia negativa e senza vittorie nella sua Palermo, dove sperava di ricevere gli stessi applausi scroscianti ricevuti in avvio. E per i suoi, che di fronte al primo reale ostacolo di stagione sono clamorosamente crollati.
Un  deciso passo indietro rispetto alle recenti prestazioni che avevano lasciato supporre che la squadra fosse ormai avviata ad assestarsi nei quartieri alti della classifica.

In un percorso di crescita partito solo la scorsa estate ci può stare di incappare in incidenti di percorso come quelli di domenica pomeriggio. Con Zeman se non di routine, questi repentini passi indietro sono da considerarsi fisiologici. Patron Canonico, che aveva chiesto maggiore concretezza alla squadra e che solo una settimana fa aveva ammesso di aver avuto un faccia a faccia con staff tecnico e giocatori per comprendere le ragioni di un avvio in chiaroscuro, avrà sicuramente preso male il cappotto di Palermo. Che riapre inevitabilmente la discussione su quella che è la reale consistenza di un gruppo che, per bocca dei vertici societari, dovrebbe puntare quest'anno solo a migliorare la posizione della scorsa stagione. Ma che, quando va  incontro a qualche inevitabile battuta di arresto, entra subito nell'agone della critica. Della tifoseria in primis. E non solo. Perché poi anche il presidente Canonico con alcune sue dichiarazioni sibilline lascia intuire di non essere soddisfatto di quello che finora è stato l'andamento dei rossoneri in campionato.

I 90' di Palermo, al di là delle sviste che pure hanno agevolato il compito della formazione di Giacomo Filippi, ha in ogni caso svelato che fra le due formazioni c'è un gap tecnico evidente a favore dei rosanero, e che Zeman alla vigilia della sfida aveva evidenziato. In fatto di qualità, l'ago della bilancia si sapeva pendesse dalla parte dei padroni di casa, si sperava però che sul piano dell'organizzazione il Foggia potesse sopperire e  alla fine riuscisse a portare a casa un risultato positivo.

Ma così non è stato, perché solo nei primi 45' Curcio e compagni nonostante il doppio svantaggio hanno provato a riaprirla la partita. Poi nella seconda frazione di gioco la luce si è spenta definitivamente, assieme a quell'ardore agonistico che pure avrebbe dovuto essere alla base della prestazione dei rossoneri.  

E invece a parte Alastra, che in almeno un paio di circostanze ha evitato che il passivo assumesse dimensioni ancora più evidenti, e Martino che per tutta la durata del match si è dannato l'anima su e giù sull'out di sinistra, per il resto c'è ben poco da salvare. Garattoni non pervenuto, Sciacca ha arrancato per tutta la durata del match rendendosi anche protagonista dell'errato disimpegno dal quale è nato il vantaggio dell'ex Floriano. Peggio di lui ha fatto il bosniaco Markic, che era al rientro dal 1' e che ha fatto rimpiangere l'assenza di uno come Girasole, che pure non è un fulmine di guerra. Imbarazzante la sua prestazione. In mezzo al campo ha predicato nel deserto Petermann, Rocca (che pareva in leggera ripresa) è tornato a giochicchiare e nell'occasione del raddoppio dei rosanero  si è lasciato sradicare dai piedi il pallone che ha dato il là al gol di Brunori. Anonimo anche Gallo, sostituito in avvio di ripresa da Rizzo Pinna.

Note stonate anche in prima linea, con Merola totalmente evanescente (come Merkaj, che lo ha sostituito nel secondo tempo); Ferrante è stato l'unico in un paio di circostanze a provare ad inquadrare lo specchio della porta, senza peraltro incidere, mentre Curcio continua ad accendersi e a spegnersi ad intermittenza, senza mai dare l'impressione di essere decisivo.

Colpa anche delle scelte di Zeman, si dirà, che si ostina a proseguire dritto per la sua strada senza studiare possibili alternative.  Inutile però dare la croce addosso al boemo, che non può certo fare miracoli e che si ritrova fra le mani un organico al quale difetta la qualità. Il ds Pavone ha fatto salti mortali per assemblare un gruppo che fosse il più possibile vicino ai desiderata del suo allenatore, ma il budget a disposizione era risicato e l'effetto-Zeman sui possibili puntelli da assicurarsi non sempre ha pagato. Inutile allora creare aspettative che poi rischiano di essere disattese. Questo Foggia non è e non può essere da primi posti. E nessuno può permettersi di chiederglielo. 
Così è. Se vi pare.

Pino Autunno