Lo ha riportato Canonico, ma senza il gancio-Pavone non se ne faceva nulla

Mercoledì 13 Ottobre 2021
Lo Zeman-quater a Foggia è stata una felice intuizione del ds Peppino Pavone. Che quando nel giugno scorso fu avvicinato da Nicola Canonico, in procinto di rilevare il Foggia da Maria Assunta Pintus, si rivolse a lui per mettere a punto il nuovo progetto tecnico. "Chi prendiamo come allenatore?". Alla domanda dell'imprenditore barese Pavone replicò senza esitazione: "Il Muto". Alias Zdenek Zeman, per il quale il dirigente ha avuto sempre una sorta di venerazione.

Oltre che a Foggia, Pavone con Zeman ha lavorato in passato ad Avellino e a Salerno, dipendesse da lui non ci sarebbe miglior tecnico all'infuori di Sdengo. Con il quale nel tempo ha stretto un legame ed una amicizia fraterna che vanno al di là dell'aspetto puramente professionale.

Meglio chiarirlo una volte per tutte: Il ritorno all'ovile del tecnico di Praga è stato possibile solo grazie all'intercessione del direttore sportivo barlettano, viceversa non se ne sarebbe fatto nulla. Mai più infatti Zeman avrebbe accettato di tornare nella terra dove al fianco dei fratelli Casillo ha scritto le pagine più suggestive di cento anni di storia rossonera.

E così a 74 primavere suonate, e dopo tre stagioni in cui se n'è rimasto a guardare, il boemo si è rimesso in gioco. Ancora a Foggia e per il Foggia. Forse per chiudere il cerchio di una carriera che tanto gli ha dato e tanto gli ha tolto. La squadra l'ha ritrovata in C, lì dove l'aveva lasciata dieci anni fa quando disse basta dopo solo un anno perché si era reso conto che non c'erano i presupposti per proseguire in quel progetto di ricostruzione che gli era stato prospettato in partenza, e che strada facendo era andatosi disgregando.

Anche l'estate scorsa patron Canonico è riuscito a strappargli il sì promettendogli che ne avrebbe assecondato fino in fondo la filosofia. A prescindere. Ma è chiaro che intimamente il nuovo plenipotenziario del Foggia abbia puntato su un tecnico dal pedigrée riconoscibile e riconosciuto perché coltiva l'ambizione di poter puntare in alto. Con uno come Zeman in panchina non può essere diversamente... Ma al boemo non bisogna mettere fretta, si procede per step, e soprattutto bisogna essere coerenti. Fino in fondo.Ecco perché una sconfitta come quella di Palermo, alla deve unire. Non dividere.

Perché è nelle sconfitte che si cresce e si aggiunge un mattoncino in un percorso di crescita proiettato nel futuro. Se a chi di dovere dovesse sfuggire il particolare, allora finirà col dare ragione a chi sostiene che con Zeman in estate si sia messa su solo una operazione-nostalgia.

Pino Autunno